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Omocisteina, la medicina del futuro parla multidisciplinare: da Catania un nuovo modello di prevenzione

2026-06-16 06:00

Redazione

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Omocisteina, la medicina del futuro parla multidisciplinare: da Catania un nuovo modello di prevenzione

Uno dei temi centrali del congresso è stato il rapporto tra prevenzione e medicina di prossimità

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Non un semplice parametro di laboratorio, ma una vera chiave di lettura dello stato di salute dell'organismo. È il messaggio più forte emerso dal congresso "Omocisteina: il filo rosso tra metabolismo, genetica e implicazioni nella medicina di genere", che ha riunito al Plaza Hotel di Catania specialisti provenienti da diverse discipline con l'obiettivo di costruire una nuova cultura della prevenzione basata sull'integrazione delle competenze.

 

A tracciare il bilancio della giornata è il presidente del corso e coordinatore scientifico, dott. Francesco Amico, che parla di un risultato superiore alle aspettative. 

 

«Il bilancio è nettamente positivo sia per il coinvolgimento del pubblico sia per l'altissima qualità scientifica dei relatori. Abbiamo affrontato l'iperomocisteinemia mettendo a confronto cardiologi, neurologi, ginecologi, genetisti e medici di medicina generale, dimostrando che oggi il paziente deve essere valutato nella sua interezza e non attraverso singoli compartimenti».

Secondo Amico, l'aumento dei livelli di omocisteina rappresenta infatti un fattore di rischio che attraversa numerose patologie e che richiede una lettura multidisciplinare.

 

«Non riguarda soltanto il rischio cardiovascolare, ma interessa molte condizioni cliniche. Riconoscere e interpretare correttamente questo dato significa poter attuare strategie di medicina preventiva capaci di evitare eventi acuti e migliorare la qualità della vita dei pazienti. Questa giornata deve rappresentare un punto di partenza. È necessario creare un network permanente tra ospedale, territorio e specialisti affinché il confronto continui e si traduca in una migliore assistenza ai pazienti».

 

Dalla genetica alla pratica clinica

Ad aprire il percorso scientifico sono state la dott.ssa Cristina Gorgone e la dott.ssa Claudia Di Napoli, con una lectio magistralis moderata dal dott. Sebastiano Bianca, dedicata ai meccanismi biochimici e genetici dell'iperomocisteinemia.

Il messaggio emerso è chiaro: «Comprendere il metabolismo dell'omocisteina significa comprendere i meccanismi che stanno alla base di numerose patologie croniche e individuare strumenti sempre più efficaci di prevenzione e diagnosi precoce».

 

Il ruolo decisivo della medicina territoriale

Uno dei temi centrali del congresso è stato il rapporto tra prevenzione e medicina di prossimità. Il dott. Manlio Patti ha evidenziato come il medico di medicina generale rappresenti il primo presidio nella gestione del rischio.

«La diagnosi precoce, il monitoraggio costante e il corretto follow-up consentono di intercettare tempestivamente situazioni di rischio e di costruire percorsi assistenziali personalizzati, evitando l'evoluzione verso patologie più gravi», è il messaggio emerso dal suo intervento.

 

Le implicazioni neurologiche

L'attenzione si è poi spostata sulle malattie del sistema nervoso grazie alla relazione della dott.ssa Claudia Anna Mastroeni, che ha illustrato il legame tra iperomocisteinemia e patologie neurologiche. «L'omocisteina rappresenta oggi un importante indicatore di vulnerabilità neurologica e può contribuire all'identificazione precoce dei pazienti maggiormente esposti al rischio di patologie neurodegenerative e cerebrovascolari».

 

La medicina di genere e la salute della donna

Ampio spazio è stato dedicato anche alla salute femminile con la relazione del dott. Antonino Guglielmino, che ha approfondito il rapporto tra omocisteina e patologie ginecologiche.

 

«Dalla fertilità alla gravidanza fino alla menopausa, il monitoraggio dell'iperomocisteinemia può rappresentare uno strumento importante per prevenire complicanze e personalizzare i percorsi di cura, confermando il valore della medicina di genere», ha sottolineato.

 

La sfida cardiovascolare

Nel corso della giornata lo stesso dott. Francesco Amico ha approfondito il tema della disfunzione endoteliale e del danno cardiovascolare, ricordando come le malattie cardiocircolatorie continuino a rappresentare una delle principali cause di mortalità. «L'iperomocisteinemia è un campanello d'allarme che non deve essere sottovalutato. Intervenire precocemente significa fare vera prevenzione e ridurre il rischio di eventi cardiovascolari maggiori».

 

«Omocisteina e obesità»

Tra gli interventi più seguiti quello del prof. Sandro La Vignera, ordinario di Endocrinologia dell'Università degli Studi di Catania, che ha affrontato il rapporto tra le nuove terapie farmacologiche contro l'obesità e i livelli di omocisteina.

Il professore ha lanciato un messaggio di prudenza: «Quando il trattamento non è accompagnato da un adeguato controllo nutrizionale, una perdita di peso troppo rapida può determinare carenze di folati e vitamine B6 e B12, favorendo l'aumento dell'omocisteina».

 

Un nuovo paradigma di prevenzione

Il congresso ha confermato come l'omocisteina rappresenti oggi il filo conduttore che collega metabolismo, genetica, cardiologia, neurologia, endocrinologia e medicina di genere. Il confronto tra i professionisti ha evidenziato la necessità di superare la frammentazione delle competenze e di costruire una rete stabile tra ospedale e territorio.

 

Più che un congresso, quello di Catania si è configurato come un laboratorio di idee e di strategie per una medicina sempre più integrata, nella quale la prevenzione diventa il principale strumento per tutelare la salute e migliorare la qualità di vita dei pazienti.

Direttore editoriale

Pierluigi Di Rosa

Direttore Responsabile

Elisa Petrillo

Sudsalute è una testata del Gruppo SudPress

Registrazione Tribunale di Catania n. 18/2010 – PIVA 05704050870 - ROC 180/2021 Edito da: Sudpress S.r.l. zona industriale, c.da Giancata s.n. – 95121 Catania

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