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Catania prima in Sicilia per femminicidi: il Centro FamigliE presenta il Report 2025 e rilancia il lavoro di r

2026-05-30 06:00

Maria Longo

Notizie, Benessere & LifeStyle, catania, report-2025, centro-famglie,

Catania prima in Sicilia per femminicidi: il Centro FamigliE presenta il Report 2025 e rilancia il lavoro di rete

Il report evidenzia l'interconnessione di diversi servizi specialistici gestiti in collaborazione con realtà storiche come l'associazione Thamaia

Si è svolta presso la sede di via G. Lavaggi 7, la conferenza stampa di Centro FamigliE APS per la presentazione del Report 2025 sulle attività di contrasto alla violenza intrafamiliare. 

 

Il documento scatta una fotografia chiara ed esaustiva dell'impegno portato avanti dall'associazione catanese nel corso dell'ultimo anno, accendendo i riflettori su una realtà drammatica: dal 2010 a oggi si contano in Sicilia circa 163 vittime di femminicidio, e il capoluogo etneo, con 52 vittime, si posiziona purtroppo al primo posto tra le città dell'isola per incidenza del fenomeno.

 

La lotta alla violenza maschile sulle donne e la tutela delle vittime non possono prescindere da un lavoro di rete capillare, strutturato e radicato nel territorio, messaggio emerso con forza durante l'incontro a cui hanno preso parte figure chiave delle istituzioni. Al tavolo dei relatori erano presenti il presidente di Centro FamigliE, il dottor Antonello Arculeo, psicologo e psicoterapeuta, insieme a tutta l'equipe multidisciplinare dell'associazione.

 

Accanto a lui, la dottoressa Maria Pia Fontana, direttrice dell'UDEPE di Catania (Ufficio distrettuale esecuzione penale esterna del Ministero della Giustizia), accompagnata dai membri del proprio ufficio, e il commissario Lo Mascolo insieme all'ispettore Claudio Manera in rappresentanza della Questura di Catania, mentre in collegamento da remoto ha partecipato la dottoressa Gabriella Picco, direttrice dell'ULEPE di Siracusa.

 

I dati del report e la diffusione capillare del fenomeno nel catanese

Il report evidenzia l'interconnessione di diversi servizi specialistici gestiti in collaborazione con realtà storiche come l'associazione Thamaia. Tra questi spicca "Il Primo Passo", il CUAV ufficiale (Centro per uomini autori di violenza) operante nelle province di Catania e Siracusa, che nell'ultimo anno ha registrato numeri imponenti: nel corso del solo 2025 sono stati 333 gli uomini che si sono rivolti al centro, e il trend per i primi mesi del 2026 mostra un ulteriore incremento con già 54 nuove richieste protocollate.

 

Sul fronte della tutela dei minori e delle vittime collaterali, l'associazione ha illustrato i risultati di "Progetto Respiro", un'iniziativa nazionale attiva da anni che si occupa in modo specifico della presa in carico specialistica dei figli e delle figlie delle vittime di femminicidio. Una delle grandi peculiarità emerse dall'analisi territoriale riguarda proprio la diffusione geografica della violenza. A differenza dell'area palermitana, dove i casi tendono a concentrarsi prevalentemente nel capoluogo, nella provincia etnea la violenza si manifesta in modo ramificato e capillare, coinvolgendo numerosi comuni e contesti locali, una specificità che richiede una presenza sul campo coordinata e una stretta connessione tra tutti gli attori istituzionali e del privato sociale.

 

Il ruolo dell'UDEPE tra Codice Rosso e percorsi di recupero obbligatori

Questo imponente volume di attività si inserisce pienamente nel quadro normativo delineato dalla Legge 168 del 2023, il cosiddetto Codice Rosso, che ha rafforzato i compiti di vigilanza e sicurezza sociale affidati agli uffici di esecuzione penale esterna. La collaborazione tra l'UDEPE e il CUAV si è consolidata in particolare nel monitoraggio dei soggetti sottoposti a sospensione condizionale della pena, i quali sono obbligati a seguire percorsi terapeutici e comportamentali mirati. Per presidiare questi percorsi, l'ufficio ha istituito un team interno altamente specializzato composto da funzionari del servizio sociale e componenti della Polizia Penitenziaria, con l'obiettivo di valutare accuratamente l'andamento dei programmi e segnalare tempestivamente alla Procura eventuali anomalie che potrebbero compromettere il beneficio giuridico e portare alla revoca della misura.

 

Tale sinergia si estende anche all'istituto della messa alla prova e all'affidamento in prova al servizio sociale, affrontando la gestione delle relazioni affettive e dei conflitti di coppia sia con personale interno sia tramite psicologi esperti, in attuazione del protocollo interistituzionale siglato nel 2014 per unire i servizi attorno a obiettivi comuni.

 

Prevenzione precoce e strumenti della Questura: il Protocollo Zeus e gli ammonimenti

Sul fronte della prevenzione primaria e dell'intervenzione precoce, la Questura di Catania svolge un ruolo altrettanto fondamentale attraverso l'Ufficio Minori e Vittime Vulnerabili. L'attività di sensibilizzazione si sviluppa sul territorio attraverso campagne itineranti come il camper della Polizia di Stato e l'iniziativa "Questo non è amore", che portano l'informazione nelle scuole, negli ospedali e nei pronto soccorso per incentivare i cittadini a segnalare le situazioni di criticità, anche tramite strumenti digitali come l'applicazione YouPol.

 

In ambito amministrativo, lo strumento cardine è il Protocollo Zeus incentrato sugli ammonimenti del Questore, una misura che non avvia un procedimento penale ma costituisce un formale invito a desistere dalla condotta persecutoria o maltrattante. Questo provvedimento, definito metaforicamente come un "cartellino giallo", permette alle Forze dell'Ordine di porsi come diaframma tra i soggetti in conflitto, notificando all'autore che lo Stato è a conoscenza della situazione.

L'ammonimento ha una durata illimitata e può essere revocato solo su istanza del destinatario, previo parere della vittima e dopo la verifica del positivo superamento del percorso trattamentale presso il Centro FamigliE.

 

Sorveglianza speciale, prevenzione nelle scuole e l'allarme sui fondi regionali

Qualora l'ammonimento venga violato, scattano tutele penali e misure più afflittive, fino alle proposte di sorveglianza speciale con l'applicazione del braccialetto elettronico e del dispositivo tracker per la vittima, con una distanza di sicurezza fissata a 500 metri e in fase di ampliamento fino a 1000 metri. A Catania si registrano circa 400 ammonimenti all'anno, un dato tra i più alti d'Italia, e di questi circa 170 soggetti vengono contattati direttamente dagli operatori del centro per intraprendere il percorso di recupero.

 

Accanto alle attività di tutela ed esecuzione, il report traccia anche il bilancio degli interventi educativi svolti direttamente negli istituti scolastici del territorio per scardinare gli stereotipi di genere e promuovere la cultura della risoluzione pacifica dei conflitti.

 

Nonostante l'alto valore sociale e l'efficacia di questa rete, che include iniziative pubbliche come il flashmob nazionale previsto per il prossimo 6 giugno, rimangono aperte alcune forti criticità sul piano della sostenibilità economica.

 

Durante la conferenza è stata infatti espressa profonda preoccupazione per i ritardi legati all'erogazione dei finanziamenti statali da parte della Regione Siciliana per l'annualità 2025, una situazione di stallo dovuta a questioni di bilancio interno che mette a grave rischio la stabilità delle strutture e che, ad oggi, rende la Sicilia l'unica regione d'Italia ancora inadempiente su questo fronte.

 

L'auspicio finale di tutti i partecipanti è che le attuali procedure di accreditamento dei CUAV presso il Ministero della Giustizia possano concludersi celermente, offrendo un quadro di stabilità a un modello di cooperazione istituzionale ritenuto ormai indispensabile per la sicurezza collettiva.

 

Direttore editoriale

Pierluigi Di Rosa

Direttore Responsabile

Elisa Petrillo

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