Dopo l’esperienza alla guida del Policlinico Universitario di Messina, Giorgio Giulio Santonocito torna “a casa” e assume la direzione generale del Policlinico “G. Rodolico – San Marco” di Catania. Un ritorno che ha il sapore di una sfida importante della sua carriera: proprio qui, nel 1999, Santonocito mosse i primi passi come dirigente. Oggi rientra con un mandato chiaro: trasformare il Policlinico in un grande polo di riferimento per la sanità della Sicilia orientale, rafforzandone il ruolo universitario, la capacità di ricerca e la qualità dell’assistenza.
Direttore, quali sono le sue priorità per i primi mesi di lavoro? «Ho assunto questo incarico con grande soddisfazione personale: per me è un ritorno alle origini, ma soprattutto la sfida più bella e impegnativa della mia carriera. Il Policlinico di Catania è una vera “corazzata”: oltre 900 posti letto, enormi possibilità di crescita e una posizione baricentrica in Sicilia, con un aeroporto a pochi minuti. Può diventare non solo un centro di eccellenza, ma anche un punto di raccordo per tutta la sanità della Sicilia orientale. Il Policlinico ha una vocazione universitaria fortissima. Didattica e ricerca non sono parole astratte: qui la ricerca clinica deve arrivare direttamente al letto del malato, formando i professionisti di oggi e di domani. È ciò che abbiamo fatto a Messina, con risultati importanti, e che ora vogliamo rafforzare a Catania».
Che ruolo avrà il rapporto con l’Università di Catania? «È centrale. Catania ha una storia diversa rispetto a Messina, perché qui si sono incontrate due grandi tradizioni: quella ospedaliera del Vittorio Emanuele e quella universitaria. Oggi gli universitari rappresentano una quota numericamente ridotta rispetto alla compagine aziendale, e questo è un dato che va potenziato. Con il Rettore Enrico Foti stiamo lavorando a una maggiore integrazione, nel rispetto degli equilibri organizzativi. Ci sono già numerosi centri di riferimento per le malattie rare, progetti di ricerca e sperimentazioni. Questa sinergia deve diventare ancora più forte: è uno dei veri motori di sviluppo del Policlinico».
E proprio il pronto soccorso è uno dei nodi più critici. Quali interventi sono previsti? «Il pronto soccorso del Rodolico, pur essendo relativamente recente, presenta criticità strutturali. Sta per entrare in funzione il nuovo pronto soccorso infettivo, realizzato con fondi Covid: questo ci permetterà di riorganizzare e ristrutturare progressivamente l’attuale pronto soccorso, senza interrompere l’assistenza. Interverremo anche sui parcheggi, con nuovi posti auto per l’utenza. Ma soprattutto dobbiamo lavorare sui cosiddetti “deflussori”: ortopedia, urologia, medicina e chirurgia. Se questi reparti non smaltiscono rapidamente i ricoveri, il pronto soccorso si blocca».
Entriamo nel dettaglio dei reparti critici. «L’ortopedia ha attualmente 39 posti letto complessivi tra Rodolico e San Marco: sono insufficienti. Serve un potenziamento dei posti letto e degli slot operatori. Oltre 200 pazienti l’anno vengono trasferiti altrove per mancanza di disponibilità: questo è inaccettabile. Lo stesso vale per l’urologia, che conta 30 posti letto, e per la medicina interna, che ha 68 posti complessivi ma con tempi di attesa ancora elevati. Dobbiamo aumentare i posti letto, gli slot chirurgici e avviare una politica assunzionale per medici e infermieri. È l’unica strada per ridurre i tempi di boarding in pronto soccorso».
E sulle liste d’attesa? «Il Policlinico è un terminale molto attrattivo e questo genera un sovraccarico. Stiamo aumentando il numero delle prestazioni erogate, ma questo non basta. Occorre un CUP unificato provinciale, come già avviene a Messina, per distribuire meglio le prenotazioni tra tutte le strutture della provincia. È un tema che stiamo affrontando con ASP, Garibaldi e Cannizzaro».
Infrastrutture e innovazione: quali prospettive? «Il Rodolico soffre il peso degli anni: molti padiglioni necessitano di interventi strutturali, soprattutto sul piano della sicurezza e del decoro. Abbiamo avviato un “Progetto Decoro” per restituire dignità agli spazi, rendendoli più accessibili anche alle persone con disabilità. Sul fronte tecnologico dobbiamo investire in alta diagnostica, neurochirurgia, neuroradiologia, e valutare l’introduzione di tecnologie come la CyberKnife. L’intelligenza artificiale in diagnostica per immagini, già sperimentata a Messina, ha ridotto i tempi di esame fino al 40%: vogliamo portarla anche qui. Altro obiettivo fondamentale è la digitalizzazione: oggi usiamo ancora cartelle cliniche cartacee. Dobbiamo passare rapidamente alla cartella clinica digitale per fare un salto di qualità in termini di efficienza e sicurezza».
Tra cinque anni, come vorrebbe che la città parlasse del Policlinico di Catania? «Vorrei che fosse percepito come un’azienda sicura, affidabile ed efficiente. Un luogo dove si entra con serenità, senza dover prendere un aereo per curarsi altrove. Il Policlinico ha professionisti straordinari e tutte le potenzialità per diventare un punto di riferimento per la Sicilia orientale e oltre, anche per il Mediterraneo. Il mio augurio è che i flussi si invertano: non più pazienti che partono, ma pazienti che arrivano qui per curarsi».










