Le file interminabili dei giorni più duri sembrano lentamente accorciarsi, ma la pressione sul pronto soccorso del Policlinico di Catania non è ancora un ricordo. Dopo settimane segnate dal picco influenzale e dall’impennata degli accessi, nei primi giorni di questa settimana la situazione appare in graduale ritorno alla normalità, anche se restano criticità strutturali legate al sovraffollamento e alla carenza di personale.
Ne abbiamo parlato con Alessandro Belvedere, dirigente medico del Pronto Soccorso, che in questi mesi ha vissuto in prima linea una delle stagioni più impegnative degli ultimi anni.
«Il numero degli accessi si sta lentamente stabilizzando – spiega – ma il carico resta elevato. L’influenza ha colpito in maniera trasversale tutte le fasce d’età, spesso con quadri clinici complessi, e questo ha determinato un aumento dei tempi di attesa e delle difficoltà gestionali».
Nei giorni di massima emergenza, il pronto soccorso ha dovuto far fronte a un flusso continuo di pazienti, molti dei quali giunti per patologie che avrebbero potuto essere gestite anche a livello territoriale. Un fenomeno che, secondo il dirigente medico, evidenzia ancora una volta la fragilità della rete di medicina di prossimità e l’assenza di strumenti preventivi capaci di preparare il sistema a picchi prevedibili come quelli influenzali.
Da qui la proposta: introdurre sistemi di “allerta sanitaria”, già utilizzati in diversi Paesi europei e nordamericani. «In altre realtà – spiega Belvedere – quando si prevede un aumento dei contagi o degli accessi al pronto soccorso, vengono attivati livelli di allerta che consentono di rimodulare il personale, rafforzare i servizi territoriali e informare i cittadini sui comportamenti più corretti da adottare. È uno strumento che permetterebbe di prevenire il collasso e di gestire meglio le emergenze stagionali».
A questo si affiancherebbe una campagna strutturata di prevenzione e informazione, con un invito chiaro alla vaccinazione già a partire dal mese di novembre, per anticipare i picchi influenzali e ridurre la pressione su ospedali e pronto soccorso nei mesi più critici dell’inverno.
Un modello che punta non solo a tutelare il sistema sanitario, ma anche a migliorare l’esperienza dei pazienti, spesso costretti a lunghe attese in condizioni di fragilità.
L’emergenza influenzale, pur in fase calante, ha lasciato ancora una volta un messaggio chiaro: senza investimenti strutturali sul personale, sulla medicina territoriale e su modelli organizzativi più flessibili, il pronto soccorso continuerà a essere il termometro più sensibile delle fragilità del sistema sanitario.
E mentre la pressione si allenta, medici e infermieri del Policlinico continuano a garantire assistenza con professionalità e dedizione, in un equilibrio ancora delicato tra ripresa e persistente sovraccarico.










