
I tumori dell’esofago e dello stomaco sono patologie insidiose, caratterizzate da sintomi che spesso compaiono in fase avanzata. Proprio per questo, l’evoluzione della malattia e le possibilità di cura dipendono in larga misura dallo stadio in cui avviene la diagnosi. In Italia si stimano ogni anno circa 12 mila nuovi casi di tumore dello stomaco e 3 mila di tumore dell’esofago.
Negli ultimi decenni le tecniche chirurgiche hanno compiuto enormi passi avanti, ma l’approccio più efficace resta quello multidisciplinare, che integra chirurgia, oncologia e radioterapia. In questo contesto, la diagnosi precoce rappresenta il fattore più determinante per migliorare la prognosi e offrire reali possibilità di guarigione.
«Negli ultimi trent’anni – spiega Carlo Castoro, responsabile dell’Unità operativa di Chirurgia generale esofago-gastrica dell’Istituto clinico Humanitas di Rozzano, come da agenzia Italpress – abbiamo assistito a un’importante evoluzione nella distribuzione e nelle caratteristiche di questi tumori. I numeri sono oggi relativamente stabili, con una lieve tendenza all’aumento, dopo una fase in cui il tumore dello stomaco sembrava in calo».
A essere cambiata, sottolinea Castoro, è soprattutto la sede di insorgenza della malattia: «In passato i tumori interessavano prevalentemente la parte alta dell’esofago, quella toracica o cervicale, ed erano legati soprattutto a fumo e alcol. Oggi, invece, sono più frequenti le forme che colpiscono la parte inferiore dell’esofago, correlate a stili di vita, alimentazione, obesità e reflusso». Il sintomo più tipico resta la disfagia, cioè la difficoltà a deglutire, spesso sottovalutata nelle fasi iniziali e confusa con disturbi di origine ansiosa o nervosa. «La persistenza di questo segnale – avverte lo specialista – non va mai ignorata: l’esame di riferimento per individuare precocemente la malattia è l’endoscopia».
Sul fronte terapeutico, i progressi sono evidenti, in particolare nella chirurgia esofagea. «L’esofago attraversa tre regioni del corpo e gli interventi sono complessi – spiega Castoro – perché coinvolgono più distretti. Oggi utilizziamo soprattutto tecniche mini-invasive che consentono una ripresa più rapida: laparoscopia, toracoscopia e chirurgia robotica hanno sostituito in gran parte gli interventi a cielo aperto con grandi incisioni, garantendo però la stessa radicalità oncologica». La robotica, in particolare, permette un’elevata precisione in aree delicate come la parte alta del torace, dove l’esofago è in stretta relazione con trachea, pericardio e polmoni.
Un’evoluzione analoga ha interessato anche la chirurgia gastrica. «Sempre più spesso l’intervento è preceduto da una terapia oncologica neoadiuvante, oggi molto più efficace rispetto al passato, che consente di arrivare in sala operatoria con tumori già ridotti e trattamenti personalizzati», aggiunge Castoro. La nuova frontiera è la conservazione parziale dello stomaco, quando possibile, per ridurre l’impatto funzionale dell’intervento. «In pazienti selezionati – conclude – tecnologie innovative come la navigazione del linfonodo sentinella ci permettono di essere ancora più precisi e meno invasivi, migliorando la qualità di vita dopo la cura».









