
C’è un Natale che non passa dalle luci delle vetrine né dal rumore delle tavolate imbandite. È il Natale che abita le corsie degli ospedali, fatto di passi leggeri, sguardi che parlano più delle parole, mani che stringono altre mani nel silenzio della notte. È qui che la festa assume il suo significato più autentico, lontano dalle apparenze, vicino all’essenza profonda della cura.
A chi lavora in corsia va il primo pensiero. Ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari che anche nei giorni di festa scelgono di restare. Restare accanto, restare presenti, restare umani.
Professionisti che conoscono la fatica, il peso delle decisioni, la responsabilità di ogni gesto, ma che continuano a mettere al centro il paziente, anche quando il turno è lungo e la stanchezza si fa sentire. A loro va un grazie che è anche un augurio: che la sanità siciliana, possa essere sempre più, come già accade in tante realtà virtuose, un’eccellenza nazionale fondata sulla competenza, sull’ascolto e sul rispetto della persona.
Il pensiero più intenso, però, va a chi combatte ogni giorno una battaglia silenziosa. Ai malati che affrontano la malattia con coraggio, spesso lontani da casa, spesso con più domande che certezze.
Ai malati terminali, per i quali ogni istante ha un valore infinito. Ai bambini che trascorrono il Natale in un letto d’ospedale invece che a casa, e agli anziani che portano sulle spalle il peso degli anni e della solitudine. A chi, in queste ore, non ha qualcuno accanto con cui scambiarsi un augurio o condividere un sorriso.
A voi, che forse pensate di essere invisibili, diciamo che non lo siete. A chi questa notte guarderà il soffitto di una stanza d’ospedale invece di un albero illuminato, vogliamo dire una cosa semplice, ma vera: ci siamo noi. E oggi quel “Buon Natale” lo diciamo noi, con rispetto, con delicatezza, con il cuore.
Auguri a chi cura e a chi è curato.
Auguri a chi resiste, a chi spera, a chi non smette di lottare.
Auguri a te.









