Una società civile si misura anche dalla capacità di prendersi cura dei propri membri più fragili. E sotto questo profilo, a Catania, il percorso è ancora lungo. Molto lungo.
È quanto emerge con chiarezza dall’incontro che si è svolto al Palazzo della Cultura, dove associazioni e attivisti impegnati sul fronte della disabilità si sono riuniti per fare il punto della situazione e, soprattutto, per tentare un dialogo con le istituzioni. Il tema centrale non poteva che essere uno: le barriere architettoniche.
Quelle visibili, fatte di gradini, marciapiedi impraticabili, edifici pubblici inaccessibili. E quelle invisibili, altrettanto pesanti, che si manifestano sotto forma di inerzia amministrativa, rimpalli di competenze e silenzi.
A organizzare l’incontro è stata la cellula catanese dell’Associazione Luca Coscioni, affiancata da Catania Più Attiva e dall’avvocato Francesco Sanfilippo, presidente del dipartimento disabilità e servizi sociali del movimento Controcorrente.
Sanfilippo è da tempo in prima linea nella lotta contro le discriminazioni e l’assenza di accessibilità: sue le denunce sulle difficoltà di accesso per le persone con disabilità al Tribunale di Catania e sul mancato adeguamento dei servizi igienici nel reparto di Ortopedia del Policlinico catanese. Episodi che raccontano meglio di qualsiasi statistica lo stato delle cose.
Nel corso dell’incontro sono emerse storie che hanno il sapore dell’odissea quotidiana. Come quella legata al CUDE, il Contrassegno Unico Disabili Europeo, la cui adesione da parte del Comune di Catania avrebbe semplificato enormemente il transito dei disabili nelle ZTL. Un passaggio amministrativo semplice, già attuato in molte città, che a Catania si è invece trasformato in un percorso a ostacoli.
Ma il nodo politico e amministrativo più rilevante resta il PEBA, il Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche. Un documento che la legge impone a tutti i Comuni italiani, non una concessione né un favore. Eppure, a Catania, il PEBA è stato per anni completamente ignorato.
Nonostante la proposta avanzata proprio dalla cellula catanese dell’Associazione Luca Coscioni e portata all’attenzione del Consiglio comunale, dall’amministrazione sono arrivate solo risposte negative, rinvii e chiusure.
Una situazione che ha costretto l’associazione a ricorrere al TAR. E qui arriva il dato più imbarazzante per Palazzo degli Elefanti: il tribunale amministrativo non solo ha riconosciuto l’inadempienza del Comune, ma ha anche emesso un’ordinanza con cui ha nominato un commissario straordinario incaricato della predisposizione e dell’approvazione del piano. In altre parole, la giustizia ha dovuto sostituirsi alla politica.
A raccontare questo percorso, ai nostri microfoni, è stato Maurizio Vaccaro, coordinatore della cellula catanese dell’Associazione Luca Coscioni. Il suo intervento restituisce l’immagine di una città in cui il diritto alla mobilità, all’accesso e alla dignità non è ancora garantito, ma deve essere conquistato a colpi di ricorsi e sentenze.
Catania, oggi, appare come una città ostile alla disabilità non per mancanza di leggi, ma per l’assenza di volontà nel renderle operative. Le barriere architettoniche non sono solo un problema urbanistico: sono il sintomo di una cultura amministrativa che continua a considerare l’accessibilità un tema marginale.
Finché sarà così, a essere realmente “inaccessibile” non sarà solo una rampa o un edificio pubblico, ma l’idea stessa di una città giusta.










