All’Arnas Garibaldi di Catania la chirurgia guarda al futuro. Sotto la guida del professore Luigi Piazza, Direttore del Dipartimento delle Chirurgie, l’ospedale del presidio “Nesima” si conferma oggi uno dei centri più dinamici e innovativi del panorama sanitario siciliano.
Medico chirurgo di fama nazionale, laureato all’Università di Catania e specializzato in Endocrinochirurgia e Chirurgia Generale, il professor Piazza vanta oltre 5.000 interventi come primo operatore e un percorso accademico e clinico di alto profilo. Negli ultimi anni ha dedicato la sua attività allo sviluppo della chirurgia robotica e bariatrica, con risultati che posizionano l’Arnas Garibaldi tra le eccellenze italiane per competenza e capacità di innovazione.
Lo abbiamo incontrato per una lunga intervista dedicata al futuro della chirurgia in Sicilia, ai progressi della robotica in sala operatoria e alla crescente attenzione verso la chirurgia dell’obesità, un ambito in cui la Sicilia sta recuperando terreno con determinazione.
Professore, qual è oggi la condizione generale delle chirurgie al Garibaldi, e in che modo state affrontando il tema delle liste d’attesa, una criticità che interessa tutto il sistema sanitario?
«Malgrado gli auspici di inizio anno non fossero dei migliori, chiuderemo il 2025 in ottima salute. Ci siamo concentrati moltissimo sull’abbattimento delle liste d’attesa, che rappresentavano per la Sicilia un dato non allineato con le regioni più virtuose. Con il supporto della direzione strategica siamo riusciti a porre un argine, mantenendo attiva l’attività ordinaria per i pazienti del 2025 e recuperando quelle arretrate. Parallelamente abbiamo avviato la chirurgia robotica, che ha richiesto un impegno importante anche dal punto di vista economico, ma che oggi è motivo di orgoglio per tutto il nostro presidio».
L’introduzione della robotica ha rappresentato una svolta tecnologica per l’Arnas Garibaldi. Quali risultati avete raggiunto e quali prospettive si aprono per il futuro?
«In poco più di un anno abbiamo superato i 100 casi chirurgici eseguiti in robotica e registrato complessivamente 568 procedure robotiche nel presidio. Un dato straordinario che ci colloca tra i primi centri in Italia. Considerando che disponiamo di sole dieci sale operatorie, è un risultato eccezionale. La robotica sta dando nuova vitalità alla chirurgia e credo che da qui a cinque anni sarà lo standard: la laparoscopia avrà lo stesso ruolo che oggi ha la chirurgia tradizionale. L’evoluzione tecnologica è inarrestabile e, quando la robotica dialogherà in modo pienamente affidabile con l’intelligenza artificiale, vivremo una vera rivoluzione clinica».
Sul fronte della chirurgia bariatrica, ci racconta il percorso intrapreso?
« Grazie alla lungimiranza dell’assessorato alla Salute ci siamo dotati – secondi in Italia – di un PDTA specifico per l’obesità e di una rete regionale di riferimento. Era impensabile fino a pochi anni fa, eppure oggi rappresenta una realtà consolidata. Tuttavia, dobbiamo affrontare il problema del cosiddetto “DRG di fuga”, che indica la migrazione sanitaria verso il Nord: ancora troppi pazienti siciliani si spostano per farsi operare fuori regione».
Perché accade ancora questo fenomeno e come si può invertire la tendenza?
«Il problema nasce da una forte discrepanza tra Nord e Sud. La Lombardia, ad esempio, ha oltre 80 centri bariatrici, tra pubblici e accreditati, mentre la Sicilia ne ha solo 29. Questo squilibrio crea inevitabilmente un flusso di pazienti verso il Nord, dove l’offerta è maggiore. Tuttavia, stiamo lavorando per ridurre questa migrazione sanitaria, potenziando le strutture esistenti e sostenendo la formazione di nuovi centri d’eccellenza. A Catania, per esempio, esistono già tre centri riconosciuti dalla Società Internazionale di Chirurgia dell’Obesità, una garanzia di qualità per i pazienti».
Oggi si parla anche di farmaci anti-obesità come alternativa o supporto alla chirurgia. Qual è la sua posizione a riguardo?«Il farmaco può certamente arginare una parte della richiesta di chirurgia, ma parliamo di terapie molto costose, con costi mensili di 300-400 euro, spesso insostenibili per molti pazienti. Inoltre, non tutti possono beneficiarne: la chirurgia resta la soluzione indicata per pazienti con BMI superiore a 40 o a 35 con comorbidità. L’importante è ricordare che l’intervento è l’ultima tappa di un percorso multidisciplinare che coinvolge medici, nutrizionisti e psicologi».
Professore, quali sono i numeri della chirurgia al Garibaldi e le sue previsioni per il prossimo futuro? «Nel 2025 abbiamo superato le 560 procedure robotiche complessive e più di 100 interventi di chirurgia robotica pura. Sono numeri che testimoniano la crescita esponenziale della nostra attività. Mi auguro che nei prossimi anni potremo arrivare a quota mille interventi, anche se questo comporterebbe un incremento di spesa. Tuttavia, i costi delle tecnologie stanno già diminuendo grazie alla concorrenza internazionale, e ciò ci consentirà di ampliare l’attività senza gravare sul bilancio. La Sicilia non può permettersi di restare indietro: o si sta al passo con i tempi, o si rischia di restare fuori mercato. Noi al Garibaldi abbiamo scelto la prima strada».
Il Garibaldi-Nesima, grazie al lavoro del professore Piazza e del suo team, rappresenta oggi un punto di riferimento nel Mezzogiorno per la chirurgia avanzata, un luogo dove la tradizione clinica si fonde con l’innovazione tecnologica.
La robotica, la chirurgia bariatrica e l’approccio multidisciplinare al paziente sono i pilastri di un modello che guarda avanti, con un obiettivo chiaro: garantire ai cittadini siciliani le stesse opportunità di cura e qualità sanitaria delle regioni più virtuose. Il futuro della chirurgia, a Catania, è già cominciato.










