
Negli ultimi quindici anni l’ambito clinico che ha registrato i risultati più significativi è quello delle malattie cardiovascolari. In particolare nello scompenso cardiaco cronico, dove i decessi si sono praticamente dimezzati grazie ai progressi terapeutici e a una migliore gestione dei pazienti. A sottolinearlo è Lorenzo Menicanti, presidente della Rete Cardiologica IRCCS del Ministero della Salute, intervenuto in occasione della Giornata Mondiale del Cuore.
Pur restando la principale causa di morte in Italia, le patologie cardiovascolari mostrano un trend in calo. «Le nuove molecole farmacologiche stanno cambiando la pratica clinica – spiega Menicanti – dalla cardiomiopatia ipertrofica al colesterolo familiare, fino ai farmaci che modulano diabete e grasso viscerale: l’aspettativa e la qualità di vita sono migliorate sensibilmente».
Un ruolo chiave lo gioca la prevenzione. Il presidente della Rete ricorda, ad esempio, l’impatto del divieto di fumo nei locali pubblici, che ridusse del 30% gli eventi acuti, ribadendo la necessità di sfruttare la crescente consapevolezza dei cittadini per ridurre ulteriormente i fattori di rischio.
Il progetto CVrisk-IT: 30mila cittadini per la prevenzione
In questa cornice si inserisce CVrisk-IT, la più grande iniziativa di prevenzione cardiovascolare mai promossa in Italia, finanziata dal Parlamento e affidata alla Rete Cardiologica IRCCS. L’obiettivo è ambizioso: arruolare 30mila cittadini sani, tra i 40 e gli 80 anni, privi di precedenti cardiaci o diabete, per definire i profili di rischio della popolazione italiana.
Big data, bambini e privacy: la nuova sfida
Strumenti digitali, wearable e big data sono ormai alleati della cardiologia. Consentono di monitorare i comportamenti quotidiani e valutare l’impatto di fattori ambientali e sociali sulla salute del cuore. «Se riuscissimo a rilevare determinati parametri già nei bambini – sottolinea Menicanti – potremmo prevedere con largo anticipo il rischio di malattie in età adulta. La prevenzione deve iniziare subito».
Resta però il nodo della privacy. «L’Italia è indietro rispetto ad altri Paesi europei e anglosassoni. Non è la normativa comunitaria a frenare, ma la sua interpretazione nazionale, spesso troppo restrittiva. Occorre semplificare le procedure, garantendo al tempo stesso la tutela individuale, per permettere alla ricerca di avanzare».
Verso una cardiologia personalizzata
Menicanti richiama infine le opportunità offerte dal Data Governance Act, dal Data Act e dal futuro AI Act, strumenti normativi che puntano a coniugare innovazione e diritti. Centrale sarà colmare i divari territoriali, valutando le procedure in base agli outcome e non soltanto all’offerta.
Lo sguardo si allarga anche alle nuove tecniche interventistiche, sempre più mininvasive, e alle prospettive della medicina di precisione e degli anticorpi monoclonali, che potrebbero rivoluzionare la cardiologia come già avvenuto in oncologia.
«Prevenzione e innovazione clinica – conclude Menicanti – sono i pilastri su cui si fonda il futuro della cardiologia. I progressi degli ultimi anni lo dimostrano: i risultati si vedono e vanno difesi».









