
Un racconto diretto che espone meccanismi di potere e intimidazioni in uno degli enti più ricchi e influenti della sanità italiana.
La battaglia di Ernesta Adele Marando contro il sistema ENPAM
Medico chirurgo neonatologo, giornalista e attivista per i diritti civili, Ernesta Adele Marando ha deciso di raccontare – documenti alla mano – ciò che definisce un “potere senza controllo”.
Nel suo libro “Il potere non vuole testimoni – Censura giudiziaria, intimidazioni, abuso del sistema legale”, l’autrice denuncia pubblicamente l’ENPAM, ente previdenziale dei medici, accusandolo di punire il dissenso, violare i diritti degli iscritti e proteggere interessi opachi.
Sulla copertina campeggia una frase inequivocabile: “I medici non sono sudditi”.
Sullo sfondo il caso pressoché unico della gestione di un'ente pubblico come l'ENPAM da oltre un trentennio nelle mani delle stesse persone, per altro con indennità del tutto eccezionali, in sfregio ad ogni regola ormai consolidata per impedirne la cristallizzazione e la concentrazione di poteri.
Dal caso personale alla questione nazionale
La scintilla scatta nel 2017, quando Marando rifiuta di firmare tre clausole che definisce “vessatorie” per acquistare l’appartamento di proprietà dell'ENPAM in cui viveva da oltre vent’anni.
“Non potevo accettare – scrive – di versare 3.000 euro a un presidente di cooperativa per fare un preventivo da solo, impegnarmi a non fare causa all’ente venditore e pagare il 2% di commissione non dovuta. Ho detto no. E per questo mi è stata tolta la casa”.
L’immobile, denuncia la dottoressa, fu venduto a una persona vicina ai vertici ENPAM a un prezzo inferiore a quello da lei offerto, nonostante avesse diritto alla prelazione.
La querela depositata da Marando portò a indagini iniziali, ma il procedimento si arenò.
Da lì, racconta, partì una campagna di delegittimazione personale, culminata in una condanna in primo grado per diffamazione “non per aver scritto il falso – precisa – ma per aver continuato a scrivere”.
L’uso delle querele come strumento di intimidazione
Nel libro e nell’intervista a SudSALUTE, Marando riporta casi di medici raggiunti da lettere in cui si chiedeva di ritrattare dichiarazioni critiche verso l’ente e “versare 300 euro a un’associazione benefica e 700 all’avvocato del presidente” per evitare richieste danni da 50.000 euro.
“È un sistema – afferma – che piega il dissenso con la forza dell’intimidazione, facendo leva sulla paura di cause lunghe e costose”.
La voce di Giansalvo Sciacchitano: “Numeri gonfiati, sprechi e debito previdenziale occultato”
Durante la presentazione è intervenuto il professor Giansalvo Sciacchitano, già presidente dell’Ordine dei Medici di Catania ed ex consigliere ENPAM, rimosso dopo aver denunciato “gravi fatti nella gestione”.
“Si parla di un patrimonio di 23 miliardi – sottolinea – ma non si dice che va sottratto il debito previdenziale, cioè ciò che l’ente deve agli iscritti. Inoltre, si continuano a pagare parcelle milionarie a advisor esterni, mentre si nascondono investimenti sbagliati e cause perse”.
Anche sulla gestione del patrimonio finanziario, ed in particolare su una recente audizione del presidente ENPAM in commissione particolare, sarà opportuno approfondire.
Un sistema impermeabile alla critica
Marando lega la questione ENPAM a un problema più ampio: il collasso della sanità pubblica.
“Se i medici restano indifferenti – avverte – lasciano che un potere economico e politico consolidato decida del loro presente e del loro futuro pensionistico, mentre si smantella la sanità universale”.
Prossimo passo: un SudTalk speciale
L’editore di Sudpress Pierluigi Di Rosa ha annunciato una serie di puntate speciali di SudTalk e di approfondimenti sulla testata d'inchiesta del gruppo, dedicati a questi casi, con l’obiettivo di analizzare documenti, nomi e meccanismi.
“Serve informazione chiara e coraggio – ha detto – perché la trasparenza è l’unico antidoto alla cristallizzazione del potere”.










