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West Nile Virus: allarme in Italia. 455 casi e 21 decessi nel 2025. La chiave è l’approccio One Health

2025-07-25 06:00

Redazione

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West Nile Virus: allarme in Italia. 455 casi e 21 decessi nel 2025. La chiave è l’approccio One Health

Il West Nile Virus (WNV), endemico da anni in regioni come Emilia-Romagna e Veneto, si conferma una minaccia concreta e crescente per la salute pubblica.

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Il virus del Nilo Occidentale torna a far tremare l’Italia e l’Europa. A lanciare l’allarme è la Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva (SIMEVEP), dopo il recente focolaio scoppiato in Campania, dove sono stati registrati 81 casi neuroinvasivi, tutti con ricovero ospedaliero, soprattutto tra i villeggianti di Baia Domitia. Ma il dato più allarmante è che i casi reali potrebbero essere centinaia, considerato che solo l’1-2% dei contagiati manifesta sintomi gravi.

 

Il West Nile Virus (WNV), endemico da anni in regioni come Emilia-Romagna e Veneto, si conferma una minaccia concreta e crescente per la salute pubblica. Nel 2025, in Italia, i casi confermati sono 455, con 21 decessi: il numero più alto in Europa.

 

Il virus e le modalità di trasmissione

A trasmettere il WNV sono principalmente le zanzare del genere Culex, il cui serbatoio naturale è rappresentato dagli uccelli. Gli esseri umani e i cavalli sono ospiti terminali, cioè non possono trasmettere ulteriormente il virus. Altre modalità di contagio, sebbene rare, includono trasfusioni di sangue, trapianti d’organo e trasmissione verticale in gravidanza.

 

“La difficoltà principale è la silenziosità dell’infezione”, sottolinea Antonio Sorice, presidente SIMEVEP. “Nel 80% dei casi non ci sono sintomi, nel 20% compaiono sintomi lievi simil-influenzali, ma fino all’1% può sviluppare forme neurologiche gravissime, soprattutto nei soggetti fragili”.

 

Tra piogge, caldo e uccelli migratori: la tempesta perfetta

Secondo Maurizio Ferri, coordinatore scientifico SIMEVEP, il 2025 ha visto una convergenza di fattori favorevoli alla diffusione del virus: piogge intense, ondate di calore estivo e migrazione degli uccelli. Un ecosistema ideale per la moltiplicazione delle zanzare e l’espansione della catena di trasmissione. Dal 2018 a oggi, in Italia, sono stati registrati oltre 247 casi di forme neuroinvasive autoctone.

 

Sorveglianza veterinaria: il presidio invisibile che protegge tutti

Il primo baluardo di difesa è la sorveglianza veterinaria, coordinata dai servizi veterinari del Servizio Sanitario Nazionale. Il controllo costante di uccelli selvatici e cavalli consente di intercettare il virus anche nove giorni prima dell’insorgenza dei sintomi nell’uomo.

 

Le attività principali sono:

Sorveglianza entomologica: trappole per zanzare Culex e analisi per identificare le aree critiche;

Sorveglianza equina: i cavalli con sintomi neurologici sono vere “sentinelle” dell’infezione;

Sorveglianza avifaunistica: campionamenti su uccelli vivi o morti, migratori e stanziali.

Tutto questo in collaborazione con gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali, che permettono anche interventi rapidi di disinfestazione e di messa in sicurezza delle donazioni di sangue e organi.

 

Donazioni e trapianti: i protocolli di sicurezza

In caso di circolazione del virus, il Centro Nazionale Sangue (CNS) e il Centro Nazionale Trapianti (CNT), in raccordo con il Ministero della Salute, sospendono le donazioni nelle aree a rischio, attivano test di screening NAT sui donatori e rafforzano i controlli su eventuali trapianti da zone endemiche. Un sistema di vigilanza che salva vite e tutela la filiera sanitaria.

 

Prevenzione individuale e ambientale

In assenza di un vaccino per l’uomo, la prevenzione resta l’arma più potente. Ecco le raccomandazioni principali:

Uso di repellenti cutanei e indumenti a maniche lunghe nelle ore serali;

Zanzariere a porte e finestre;

Rimozione regolare dell’acqua stagnante da vasi e contenitori;

Trattamenti insetticidi mirati nelle aree con segnalazioni virali.

Misure semplici ma fondamentali soprattutto nei mesi più caldi, quando le zanzare Culex sono più attive.

 

L’approccio One Health: un solo ecosistema, una sola salute

“Il West Nile Virus ci ricorda che la salute umana, animale e ambientale sono strettamente collegate”, conclude il presidente Sorice. “Solo un approccio One Health, che coinvolge medici, veterinari, biologi, ecologi e sanità pubblica, può garantire risposte efficaci e tempestive alle nuove emergenze sanitarie globali”.

La lezione è chiara: senza una cultura scientifica integrata e multidisciplinare, nessuna strategia sarà davvero efficace. 

Direttore editoriale

Pierluigi Di Rosa

Direttore Responsabile

Elisa Petrillo

Sudsalute è una testata del Gruppo SudPress

Registrazione Tribunale di Catania n. 18/2010 – PIVA 05704050870 - ROC 180/2021 Edito da: Sudpress S.r.l. zona industriale, c.da Giancata s.n. – 95121 Catania

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