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Sicilia in prima linea: boom di trapianti e nuove sfide per il futuro della donazione

2025-07-17 06:00

Redazione

Notizie, Benessere & LifeStyle,

Sicilia in prima linea: boom di trapianti e nuove sfide per il futuro della donazione

Il 2023, in particolare, è stato un anno da record: per la prima volta le donazioni di organi hanno superato quota duemila.

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In Italia i trapianti d’organo sono una realtà consolidata e rappresentano un punto di eccellenza del Servizio sanitario nazionale. L’attività trapiantologica, coordinata dal Centro Nazionale Trapianti, si basa sulla solidarietà dei donatori e sull’efficienza delle strutture sanitarie coinvolte. Ogni anno migliaia di pazienti ricevono una nuova possibilità di vita grazie alla donazione di cuore, fegato, polmoni, reni e pancreas.

 

Il 2023, in particolare, è stato un anno da record: per la prima volta le donazioni di organi hanno superato quota duemila (2.042, +11,6% rispetto al 2022) e i trapianti eseguiti hanno oltrepassato la soglia dei quattromila in un anno, raggiungendo i 4.462 interventi (+15% sul 2022) L’Italia si è così collocata al secondo posto tra i principali Paesi europei per numero di donatori (dietro la sola Spagna), a testimonianza di una realtà all’avanguardia nel campo dei trapianti.

 

Il trapianto di rene: il più comune e i suoi benefici

Tra le varie tipologie, il trapianto di rene è la procedura più diffusa nel nostro Paese, rappresentando circa la metà di tutti i trapianti effettuati in Italia. Questo intervento è rivolto principalmente ai pazienti con insufficienza renale cronica terminale, che altrimenti sarebbero costretti a trattamenti sostitutivi come l’emodialisi o la dialisi peritoneale. 

 

Grazie al trapianto, la qualità e l’aspettativa di vita di questi pazienti migliorano sensibilmente. In alcuni casi selezionati, è possibile effettuare un trapianto combinato di rene e pancreas, che permette di correggere contemporaneamente sia il diabete (di tipo 1) sia l’insufficienza renale, riducendo il rischio di complicanze legate alla malattia diabetica

 

Va tuttavia sottolineato che la disponibilità di organi rimane un fattore critico e al momento insuperabile: il numero di pazienti in lista d’attesa supera ancora quello degli organi disponibili. In Italia, infatti, non è possibile utilizzare organi di animali per effettuare trapianti (xenotrapianti), opzione che resta confinata alla ricerca sperimentale. Di conseguenza, l’unica strada percorribile per aumentare i trapianti è incrementare le donazioni umane e ottimizzare l’utilizzo degli organi donati.

 

Progressi e innovazione: dall’esperienza italiana alla robotica

La storia dei trapianti in Italia è segnata da un costante progresso, sia nei numeri sia nelle tecniche. Paolo Rigotti, oggi responsabile chirurgo del Centro trapianti dell’ospedale San Raffaele di Milano, fu tra i pionieri di questa disciplina: formatosi negli anni ’80 a Houston (Stati Uniti), allora all’avanguardia nel campo, egli avviò nel 1988 il programma di trapianto di rene e pancreas presso l’ospedale di Padova. Rigotti ricorda che furono necessari 19 anni per raggiungere i primi mille trapianti a Padova, altri nove anni per arrivare a duemila, e soli sei anni aggiuntivi per toccare quota tremila interventi. Questa accelerazione nei tempi (dai 19 anni iniziali a soli 6 nell’ultimo tratto) testimonia il grande sviluppo dell’attività trapiantologica nel nostro Paese negli ultimi decenni.

 

Differenze regionali e la spinta della Sicilia

Le campagne di donazione incontrano tuttora ostacoli culturali e organizzativi in alcune zone del Paese. In Italia circa il 30% dei potenziali donatori (o dei loro familiari) si oppone al prelievo degli organi, un dato che purtroppo non registra ancora significative riduzioni. Nel 2023, ad esempio, nelle dichiarazioni raccolte ai comuni al momento del rilascio della carta d’identità sono stati espressi 1,1 milioni di “no” alla donazione (pari al 31,5% delle scelte. 

 

Permangono importanti divari territoriali: le regioni del Nord presentano in generale una maggiore propensione alla donazione, mentre molte regioni del Sud risultano indietro da questo punto di vista. I dati del Centro nazionale trapianti confermano queste differenze: Emilia-Romagna, Veneto e Toscana sono le aree più virtuose per tasso di donazione, mentre il Meridione resta il fanalino di coda nella graduatoria. 

 

Eppure dal Sud arrivano anche segnali incoraggianti di cambiamento: la Puglia, ad esempio, ha registrato un aumento del 17% nelle donazioni di organi nel 2023, mostrando che il gap può essere colmato con adeguate iniziative di sensibilizzazione.

 

Rappresentanti della rete trapiantologica siciliana e delle istituzioni locali durante un convegno sulla donazione di organi a Palermo (giugno 2024). In Sicilia, in particolare, si osserva una crescita significativa dell’attività trapiantologica negli ultimi tempi. Nel 2023 l’attività di donazione e trapianto coordinata dal Centro Regionale Trapianti (CRT) Sicilia è aumentata del 30% rispetto all’anno precedente. Nei primi mesi del 2024 il trend ha accelerato ulteriormente: si è passati da 70 trapianti effettuati entro giugno 2023 a 170 trapianti al giugno 2024, più che raddoppiando il dato nello stesso intervallo di tempo. 

 

Questo balzo ha fatto risalire la Sicilia nella graduatoria nazionale: dall’essere quart’ultima per numero di donazioni e trapianti nel 2022, l’isola è salita all’ottavo posto nel 2024. Le istituzioni regionali attribuiscono questi risultati a un rinnovato impegno organizzativo e a campagne mirate: l’Assessorato della Salute siciliano ha fissato obiettivi precisi per rafforzare il percorso donazione-trapianto e, grazie al lavoro congiunto di tutti gli operatori coinvolti, la rete trapiantologica locale sta procedendo nella direzione giusta. I progressi siciliani dimostrano che investire sulla cultura della donazione e sul potenziamento dei centri trapianto può colmare le differenze territoriali storicamente presenti.

 

Formare i futuri trapiantologi

La sfida per consolidare e migliorare ulteriormente i trapianti passa anche attraverso la formazione della prossima generazione di medici. Secondo gli esperti, infatti, un giovane chirurgo che voglia dedicarsi ai trapianti deve mettere in conto un percorso di grande passione e dedizione

 

È necessario padroneggiare le nuove tecniche – ad esempio la chirurgia mininvasiva laparoscopica e l’uso del robot in sala operatoria – integrandole senza trascurare le procedure standard che restano alla base della disciplina. 

 

Un altro aspetto fondamentale per chi si occupa di trapianti è la competenza immunologica, cioè la capacità di gestire il rischio di rigetto e le terapie immunosoppressive nei pazienti trapiantati. Solo unendo tecnologia, esperienza clinica e conoscenza approfondita del sistema immunitario, i futuri trapiantologi potranno raccogliere il testimone e continuare a far progredire questo delicato e vitale settore della medicina.

Direttore editoriale

Pierluigi Di Rosa

Direttore Responsabile

Elisa Petrillo

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Registrazione Tribunale di Catania n. 18/2010 – PIVA 05704050870 - ROC 180/2021 Edito da: Sudpress S.r.l. zona industriale, c.da Giancata s.n. – 95121 Catania

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