
Un modello di cura integrata che mette al centro la persona e valorizza il lavoro in rete tra ospedali, territorio e associazioni
Lazio, approvato il nuovo PDTA per la Sclerosi Sistemica: un passo concreto verso l’equità nella cura
Il documento, frutto del lavoro coordinato dalla reumatologa Antonella Marcoccia, garantisce un percorso assistenziale multidisciplinare e inclusivo.
Un cambio di paradigma per chi convive con la Sclerosi Sistemica
È stato ufficialmente approvato e pubblicato il nuovo PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) per la Sclerosi Sistemica della Regione Lazio.
Un traguardo fondamentale che segna un’evoluzione nella gestione di una patologia rara e complessa come questa malattia autoimmune del tessuto connettivo.
Il Collegio dei Reumatologi Italiani (CReI) ha accolto con entusiasmo la notizia, esprimendo un plauso alla dottoressa Antonella Marcoccia, coordinatrice del progetto e responsabile del Centro di Riferimento Interdisciplinare per la Sclerosi Sistemica dell’Ospedale Sandro Pertini (ASL Roma 2).
Un lavoro corale per una presa in carico reale
Il presidente del CReI, Severino Martin Martin, ha sottolineato come il PDTA approvato rappresenti «un percorso evoluto e concreto» per la presa in carico dei pazienti.
Un lavoro che unisce profonda competenza scientifica, esperienza clinica e ascolto del vissuto dei pazienti, elementi che rendono il documento un modello virtuoso da replicare in altre regioni.
L’obiettivo è chiaro: garantire ai pazienti del Lazio percorsi di cura chiari, accessibili e uniformi su tutto il territorio, realizzando concretamente il diritto alla salute.
Cosa prevede il nuovo PDTA
Il documento, articolato in otto punti essenziali per un totale di 26 pagine, rappresenta una guida operativa per medici, specialisti, farmacisti, operatori territoriali e associazioni di pazienti.
Tra i contenuti principali:
- Definizione della patologia e delle strategie terapeutiche aggiornate
- Accesso ai Centri di riferimento del Lazio
- Organizzazione dei servizi territoriali
- Gestione della transizione dall’adolescenza all’età adulta
- Integrazione con i centri nazionali ed internazionali
- Collaborazione strutturata con le associazioni di pazienti (AILS, ASMARA, GILS, AMREI)
Il PDTA si distingue anche per l’approccio orientato alla medicina di prossimità e alla continuità assistenziale, configurando un Percorso Integrato di Cura (PIC) capace di coinvolgere Case Manager ospedalieri e Care Manager territoriali, per garantire follow up personalizzati e accesso alle terapie domiciliari.
Marcoccia: “Il paziente è al centro, sempre”
«Il nostro PDTA – spiega la dott.ssa Antonella Marcoccia – mette al centro il paziente, migliorando prognosi, sopravvivenza e qualità della vita. La diagnosi precoce e la presa in carico sono atti multidisciplinari che coinvolgono non solo medici, ma anche farmacisti, psicologi, fisioterapisti e professioni sanitarie».
Particolarmente innovativo è il focus sulla transizione dall’età pediatrica a quella adulta, una fase spesso trascurata, ma decisiva per il futuro clinico e sociale del paziente.
E aggiunge: «Il viaggio del paziente comincia e finisce nel territorio. Per questo il nostro modello punta sull'integrazione diretta tra strutture ospedaliere e servizi locali, prevedendo un'interfaccia continua tra case manager e servizi di cure domiciliari, nutrizione artificiale, terapia del dolore, riabilitazione e palliativi».
Un modello replicabile, una sfida nazionale
Con l’approvazione di questo PDTA, il Lazio si posiziona come regione apripista per un nuovo standard di presa in carico delle malattie rare, offrendo un esempio concreto di sanità pubblica inclusiva, sostenibile ed efficace.
Il Collegio dei Reumatologi auspica che altre regioni possano ispirarsi a questo modello, dando continuità e dignità ai percorsi di cura per tutte le persone affette da patologie autoimmuni complesse.
📌 Per info: www.reumatologi.org
📧 contatti@reumatologi.org









